sabato 18 gennaio 2014
Nasce il GRUPPO ROCCIATORI VAL DI SEA
Grazie all’iniziativa di alcuni appassionati si è costituito in Groscavallo il “Gruppo Rocciatori Val di Sea”, con lo scopo di promuovere l’arrampicata in tutte le sue forme nel vallone di Sea. Storico luogo della scalata piemontese, il vallone ha affascinato con le sue pareti di gneiss quasi tre generazioni di arrampicatori, legando il suo nome a fuoriclasse come Gian Piero Motti, Gian Carlo Grassi, Ugo Manera e Isidoro Meneghin. Come la triestina Val Rosandra, il vallone di Sea è divenuto un luogo di frequentazione quasi mitico, attirando centinaia di scalatori da tutta Italia e divenendo sede, da 4 anni, di un importante raduno che si tiene l’ultimo week-end di luglio. L’intenzione del nuovo gruppo, non è soltanto quella di riunire gli estimatori della scalata su queste pareti, ma anche difenderne, conservarne e divulgarne la storia. Capogruppo reggente, fino alla prima assemblea che si terrà in occasione del Vallone di Sea Climbing meeting 2014, è stato eletto il cantoirese Marco Blatto, protagonista da un ventennio dell’arrampicata sulle pareti e le montagne del vallone nonché ricercatore, studioso di paesaggio alpino e storico dell’alpinismo. «Da tempo si pensava alla costituzione di un gruppo di amici che potesse occuparsi di tutelare l’unicità di questo luogo ricco di storia, caratterizzato da un paesaggio straordinario – spiega Blatto - un milieu che tocca profondamente la sensibilità estetica di chi ci mette piede la prima volta. L’anima del paesaggio è senza dubbio uno dei motivi del crescente successo del meeting di arrampicata che, ogni, anno organizziamo con il Caai».
Il Gruppo Rocciatori Val di Sea conta già una trentina di membri, tra cui molti nomi noti della scalata subalpina di ieri e di oggi. L’adesione è molto semplice: occorre aver salito almeno dieci itinerari sulle pareti del vallone per dimostrarne l’”affezione”. L’elenco delle salite, corredato di data e componenti della cordata, va inviato a rocciatorivaldisea@libero.it.
Continua Blatto. «Conoscere le vie salite di ciascuno degli aderenti ci permette di ricostruire un’importante microstoria del luogo, che va ad aggiungersi al notevole materiale fotografico, pubblicistico ed ai registri di scalata di cui siamo in possesso». Ogni membro riceverà poi il distintivo ufficiale del “gruppo rocciatori”. A partire dalla prossima primavera, la sede operativa del neonato sodalizio sarà installata a Forno Alpi Graie”. Intanto è in fase di preparazione una nuova guida delle pareti di Sea, oltre che un blog che permetterà di scambiare opinioni e mantenere aggiornati gli appassionati.
"Da il Risveglio del Canavese e delle Valli di Lanzo"
Inaugurato il "rinato" bivacco CAAI "Ferreri-Rivero" nel vallone della Gura
La cerimonia di riapertura e di intitolazione del rifugio a Eugenio Ferreri e Michele Rivero si è tenuta domenica 8 settembre 2013, in concomitanza con la festa di chiusura del Rifugio Paolo Daviso e al termine di un lungo programma di manifestazioni che si erano svolte in Val Grande per il 150° di fondazione del Cai. Nonostante il tempo incerto un piccolo gruppo di alpinisti e di escursionisti è partito alle ore 7,30 da Forno Alpi Graie, raggiungendo il rifugio alle ore 10,00. Tra i presenti: Marco Blatto, presidente della Delegazione Piemonte e Valle d’Aosta del Gism, Claudio Picco, presidente del Caai-Gruppo occidentale, Osvaldo Marengo presidente della Sezione di Torino del Cai, Carlo Soldera presidente della Sezione di Venaria del Cai con la vicepresidente Franca Guerra, Flavio Chiarottino, vicepresidente della Sezione di Cuorgnè del Cai; tra gli Accademici: Mauro Penasa, Claudio Sant’Unione, Enrico Pessiva. Prendevano la parola: per la Sezione di Torino del Cai Osvaldo Marengo, per il Caai Claudio Picco e per il Gism Marco Blatto, che leggeva l’orazione ufficiale:
“Sono molte le motivazioni che oggi ci hanno condotto quassù, 126 anni dopo i nostri predecessori, che vollero, in quel lontano 4 agosto del 1887, dare al Vallone delle Gure un punto d’appoggio per l’esplorazione e la frequentazione delle sue montagne. Abbiamo, nei numerosi decenni, ereditato e custodito un pezzo importante della storia alpinistica subalpina, ne abbiamo visto accrescere tra le solide mura le fortune, così come tra le crepe e gli infissi ormai invecchiati al gelo degli inverni, abbiamo udito progressivamente spirare la brezza dell’oblio.
Queste semplici mura raccontano di imprese alpinistiche, di momenti di caccia esaltanti, di episodi militari e di lotte partigiane. Ed è per questo che abbiamo creduto fermamente - e crediamo - che questa costruzione rappresenti oggi un bene prezioso per la cultura materiale valligiana e subalpina. Oggi, come in quel 4 agosto, si ritrovano sui fianchi della Gura associazioni alpinistiche, d’arma, di cacciatori, valligiani e semplici appassionati venuti dalle pianure, perché il rifugio è parte integrante di quella geografia degli affetti che è propria di chiunque abbia con la montagna un rapporto non già utilitaristico ma etico ed ideale. Lo storico Rifugio della Gura, possa dunque offrire nuovamente riparo a tutti coloro che percorreranno queste montagne, con l’esempio degli avi e con una sensibilità nuova per il futuro. Domenica 8 settembre 2013 – Vallone della Gura”.
Seguiva la benedizione officiata da Don Beppe Biancardi, “il cappellano degli alpini” del Gruppo Ana di Torino Centro. Dopo aver apposto un nuovo libro del rifugio, firmato da tutti i presenti, la comitiva si trasferiva al Rifugio Paolo Daviso, dove veniva celebrata la S.S. Messa, seguita poi da un pranzo a base di polenta preparato dai gestori. Veniva quindi consegnato a Marco Blatto il “Premio Nazionale di Alpinismo Paolo Armando – Edizione 2013”, per la sua attività alpinistica effettuata nelle Alpi Occidentali ed in particolare nelle Graie Meridionali. Blatto, che ringraziava la giuria per la fiducia accordatagli e la candidatura sostenuta dal Caai, cedeva però idealmente il premio alla memoria dell’Avvocato Giuseppe Corrà, promotore del primigenio del Rifugio della Gura ed esploratore infaticabile di quelle montagne.
Successo del "Povere di Stelle - bouldering contest"
Un vero record di partecipazione quest’anno alla quinta edizione del Vallone di Sea Climbing Meeting, organizzato con il patrocinio del Club Alpino Accademico Italiano e della Società Arrampicata Sportiva Palavela di Torino. Sulle splendide strutture del Vallone di Sea si sono cimentati protagonisti di ieri e di oggi dell’arrampicata piemontese, mentre decisamente in crescita nell’ambito di questa manifestazione è lo spazio dedicato all’arrampicata sui massi o bouldering Oltre a confermare un grande interesse da parte dei più giovani, questa disciplina si rivela una notevole potenzialità per un vallone che oggi rappresenta un pezzo di storia dell’evoluzione dell’arrampicata occidentale. Il fuoriclasse cuneese Alessandro Palma ha risolto tutti i difficili itinerari preparati dai tracciatori della SASP-Torino, così come Nicolò Manca, che per primo ha salito un impegnativo quanto adrenalinico passaggio che per decenni era stato un progetto irrisolto. Un ottimo successo di pubblico lo ha riscosso, sabato sera, la conferenza tenuta da Enzo Cardonatti presso il ristorante Setugrino di frazione Pialpetta. Attraverso rari filmati ed immagini sono state ripercorse le tappe fondamentali dello “sci ripido” sulle Alpi occidentali. Come organizzatori non possiamo che ritenerci soddisfatti organizzatori ma ci si chiede se, finalmente, in un prossimo futuro eventi come questo riusciranno a destare maggiormente l’attenzione degli amministratori locali, riconoscendo nella Val Grande un terreno privilegiato e di risorsa turistica per la pratica dell’arrampicata in tutte le sue forme.
domenica 16 giugno 2013
Vallone di Sea Climbing Meeting 2013
Programma
Sabato 27 luglio
Ore 9: ritrovo presso l’Albergo Savoia di Forno Alpi Graie (Grosvavallo) e registrazione dei partecipanti.
Costo dell’iscrizione 10 euro comprensivo della maglietta del raduno e degli aggiornamenti delle vie nel Vallone di Sea.
Partenza per i settori del vallone.
Ore 19: Cena tutti assieme presso il ristorante Setugrino di frazione di Pialpetta di Groscavallo, capoluogo comunale (di fronte al municipio).
Ore 21: proiezione
Domenica 28 luglio.
Ore 9: ritrovo presso l’albergo Savoia e registrazione dei partecipanti.
Partenza per i settori di arrampicata per chi intende arrampicare sulle vie.
Ore 10: “Polvere di Stelle Bouldering Contest – seconda edizione”. Blocchi per tutti, principianti, amatori e top, sul filo della storia. Ai partecipanti verrà consegnata una monografia aggiornata sui massi.
Ore 15: se il tempo è bello,“merenda bon bocoun” tutti assieme a Balma Massiet e premiazione del Bouldering Contest.
In caso di maltempo, Ore 18: premiazione Bouldering Contest e cena di chiusura tutti assieme.
D
giovedì 30 maggio 2013
Valli di Lanzo: ripartire dal territorio
E’ luogo comune affermare che quando si “tocca il fondo” non si può far altro che risalire. Ora, è difficile dire se in territori come i nostri, questo fondo sia stato raggiunto. E’ però sufficiente captare il senso di resa che talvolta si manifesta nei nostri paesi, per capire che l’impatto al termine della caduta non è poi così lontano. La marginalizzazione delle “terre alte” è certamente stata accelerata dalla crisi economica globale. Il “male” ha però molte sfaccettature: dallo scarso peso politico di certe aree in termini elettorali alla maldestra metabolizzazione dello sfruttamento turistico, che nel corso di un secolo è passato dalla cosiddetta “belle epoque” all’era industriale. E’ in questa fase, tra gli anni ‘60 e ‘70, che il turismo di massa estivo ha conosciuto il suo apice, esaurendo poi la spinta inerziale negli anni ‘80. In molti hanno creduto che la rendita di questo periodo, in cui è fiorita la speculazione edilizia associata alla svendita del territorio, potesse durare per generazioni. La perdita della nostra identità geografica e linguistica, al massimo rispolverata come elemento folkloristico, ha innescato un rapporto uomo – montagna sempre più distante dalla “risorsa territorio”, un allontanamento spesso mediato culturalmente da un’incredibile quanto inspiegabile ignoranza delle risorse paesistiche reali, che invece sono il pilastro dell’architettura socio-antropologica delle nostre valli. Oggi, paradossalmente, la crisi che stiamo vivendo ci offre una nuova opportunità a patto che la si voglia cogliere.
Le future politiche territoriali andranno indirizzate alla liberazione delle risorse economiche e culturali delle società locali, risorse che spesso oggi non sono riconosciute come tali. In questo progetto dovrà essere inserito il paesaggio naturale attraverso il potenziamento della rete escursionistica e lo studio di nuovi percorsi d’interesse storico-etnografico, così come un’agricoltura non più confinata a elemento di sussistenza minima o al più integrativo. Per attuare tutto ciò, occorre una piattaforma comune che superi gli storici egoismi locali, costruendo al contrario aree territoriali dinamiche, vero luogo di processi e azioni. E’ necessario cicatrizzare dunque il taglio perpetrato in passato a danno dei valori tradizionali perché ammaliati dall’illusoria prospettiva di un turismo speculativo, ripartendo invece dal territorio e da una nuova sensibilità di lettura. Non è ancora troppo tardi e “risalire” è possibile.
Ricordando Gian Piero Motti
Quest’anno, sabato 22 giugno, ricorderemo la figura di Gian Piero Motti, alpinista e raffinato ideologo della montagna. Lo faremo a Breno di Chialamberto, luogo che gli fu caro fin dall’infanzia e che vide maturare progressivamente quella sensibilità spirituale e visionaria che seppe in seguito far irrompere in un mondo alpinistico dominato dallo stallo intellettuale. Tralasciando la consueta anfibologia: “Nuovo Mattino-Motti” e rifuggendo da velleità agiografiche, dell’uomo Motti a mio avviso occorre senz’altro sottolineare le profonde e solide radici con i luoghi della fanciullezza, con quella geografia degli affetti in cui, la Val Grande in particolare, avrà un ruolo fondamentale nella definizione di quell’animo che coglierà come pochi altri lo spirito evocativo della montagna e dei suoi elementi. Questo fatto emerge in modo esemplare nell’ultimo scritto: “Alla ricerca delle Antiche Sere”, dove la monografia alpinistica sul vallone di Sea è in realtà la scusa per svelare molti elementi chiarificatori del tentativo, forse fallito, di intendere la scalata entro una dimensione spirituale. Le “Antiche Sere” rappresentarono probabilmente una delle ultime espressioni manifeste del mondo alpinistico contemporaneo in cui si possono rilevare tutti gli elementi del romanticismo: la percezione del paesaggio, l’empatia, lo slancio sentimentale, il volo di fantasia, il riferimento all’idealismo magico di Novalis, il simbolismo, la nostalgia. E con il termine “Antiche Sere”, metaforicamente speculare al “Nuovo Mattino” dei primi anni ’70, possiamo altresì intendere un periodo storico ben preciso che va dal 1979 a quel tragico giugno del 1983, quando Gian Piero decise di lasciarci. In noi, all’epoca giovani apprendisti del mondo del verticale, rimase l’indelebile ricordo dei frequenti incontri serali ai Massi di Balme di Cantoira, animati da un uomo elegante nel gesto e nella parola. Negli anni che seguirono, invece, maturò sicuramente in me la voglia di studiare a fondo l’essenza del suo pensiero, troppo spesso mistificato e asservito a un certo manierismo letterario. Ricorderemo Gian Piero dunque, a trent’anni esatti dalla sua scomparsa, lo faremo con amici e famigliari e con il rammarico che le nostre valli non sono solite celebrare i loro uomini più illustri. Lo abbiamo già visto succedere in passato. Ed è un vero peccato oltreché un’occasione persa.
venerdì 29 marzo 2013
K2: polemiche inevitabili sulla Fiction Rai?
E' più normale che ci sia stato un pò di trambusto nella comunità alpinistica "per bene", in seguito alla messa in onda della Fiction RAI: K2 la montagna degli italiani. Anzi, il CAI non ha perso tempo a prenderne le distanze. E' vero, alcune sfumature della fiction non possono che provocare un certo imbarazzo. E' un imbarazzo non dissimile, per esempio, da quello che gli storici possono aver provato migliaia di volte nella visione delle numerose pellicole holliwoodiane di genere bellico che molti di noi, magari, hanno consacrato alla "storia della cinematografia". E' solo questione di sensibilità dei punti di vista. Che dire allora del capolavoro di Trenker "La grande conquista"?, storicamente inattendibile ma fascinoso ed intrigante? Di fronte ad una fiction non bisognerebbe nutrire troppe aspettative storico-documentaristiche, salvo poi ritrovarsi tutti scontatamente indignati. Certo è, che la fiction italiana, salvo capolavori del passato come i Promessi Sposi, La Cittadella o l'Odissea, si è nel tempo "mediasetizzata" ed ha assunto sempre il volto rassicurante, pacioso, buonista e mai troppo serio che tanto piace all'italietta del qualunquismo.
Ti "romanizzo" Bonatti e te lo vendo come il Raul Bova dell'Alpe? Ecchissenefrega tanto, è bello, tagliagola e piace a nonne, massaie e bambini. L'abbiamo già visto questo esperimento mal riuscito, per esempio con la miniserie "Il cuore nel pozzo" dove il pur bravo Beppe Fiorello non sostiene una storia il cui tema è la tragedia delle foibe. Altri esperimenti cinematografici,invece, come "El Alamein la linea del fuoco", pur con un'onestà di fondo e con bravi attori come Pier Francesco Favino non hanno saputo rendere il vero dramma e l'eroismo della battaglia di El Alamein, anzi, la storia vive addirittura in uno spazio temporale parecchio distante dall'inferno di quella battaglia. Anche i reduci della Pavia o della Folgore ebbero parole molto critiche per la pellicola, ed avevano motivi ben più validi del nostro lagnosetto orgoglio alpinistico.
Conoscendo però Bonatti ed il suo spirito, sono certo che come Harrer di fronte a Brad Pitt, scherzoso e affabile come sempre il nostro avrebbe certamente detto :"Certo che ero più bello io...". Al contrario (e questo è il limite della fiction sempliciona) non l'avrebbe soddisfatto la parte che doveva avere funzione di "riscatto". Ma quel riscatto Walter l'aveva già ampiamente avuto, così come l'affetto incondizionato e la simpatia di quel grande pubblico anche di "non alpinisti".
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